LO STUDIO DEL SĖ

Un percorso di introspezione e riflessione che utilizza la pratica fisica, la meditazione e la contemplazione per esplorare la propria interiorità.

Il termine sanscrito significa “studio di sé”: Sva = sé, Adhyaya = lezione, lettura, studio.

Svādhyāya, l’introspezione, non è un processo mentale teorico, ma un’esplorazione attenta di sé stessi, esperienziale e trasformativa che ci rende consapevoli testimoni della nostra vera natura.

Spesso ci identifichiamo con ciò che proviamo, con pensieri, abitudini e ruoli che interpretiamo, perdendo il contatto con noi stessi.

Svādhyāya è la disposizione  ad andare oltre, con gentilezza, senza giudizio e senza forzature, superando preconcetti e condizionamenti.

Svādhyāya si coltiva nell’ascolto del corpo, nell’attenzione ai pensieri e nella scelta di cercare ciò che siamo davvero.

Respiro dopo respiro, passo dopo passo.

Saraswati, Kangra, fine XVIII secolo.

शौचसंतोषतपःस्वाध्यायेश्वरप्रणिधानानि नियमा

Yoga Sutra 2.32 - Patanjali

śauca-santoṣa-tapaḥ svādhyāya īśvara-praṇidhānāni niyamāḥ

“Pulizia, contentezza, disciplina, studio del sé e devozione all’Assoluto costituiscono i Niyama.” 

Patanjali ci ricorda che lo studio del sé  non è teoria, ma pratica quotidiana, accompagnata da purezza, accettazione, disciplina e fede. 


NELLA PRATICA - Hata Yoga - Esplorazione

Svādhyāya diventa una guida per una pratica di esplorazione, in cui il movimento attraverso i diversi assi e piani del corpo diventa un’occasione per osservare sé stessi da prospettive sempre nuove.

Il focus di questa pratica è allenare la capacità di ascoltare ciò che accade mentre ci muoviamo: riconoscere schemi abituali, automatismi e resistenze, ma anche scoprire possibilità che ancora non conosciamo.

La sequenza proposta esplora il movimento in tutte le direzioni — flessione ed estensione, inclinazione laterale, rotazione, inversione — alternando cambi di orientamento, trasferimenti di peso e variazioni nello spazio.

Muovere il corpo su più assi richiede attenzione, coordinazione e capacità di adattamento. Ogni cambiamento di direzione modifica il rapporto con lo spazio e con il proprio centro, chiedendo al sistema neuromotorio di riorganizzare continuamente il gesto.

La varietà dei movimenti stimola propriocezione, orientamento spaziale, equilibrio e coordinazione, favorendo una maggiore consapevolezza dello schema corporeo e della relazione tra respiro, movimento e stabilità.

È proprio nell’osservazione di queste qualità che la pratica fisica diventa Svādhyāya.

Non si tratta di correggere ciò che emerge, ma di conoscerlo e di riconoscere ciò che già sappiamo fare e ciò che invece richiede maggiore attenzione, senza trasformare l’esperienza in un giudizio.

Attraverso il movimento, il corpo diventa così uno spazio di osservazione: una possibilità concreta per incontrare abitudini, reazioni e modalità di relazione con ciò che cambia.

NELLA PRATICA - Pranayama - Bhramari Pranayama 

Bhramari Pranayama, noto anche come "respiro dell'ape", è una tecnica di respirazione rilassante e rinfrescante, che consiste nell'emissione di un ronzio simile a quello di un'ape.

La sequenza Hatha proposta esplora il corpo nello spazio, in direzioni diverse.
Bhrāmarī Pranayama porta l'attenzione verso l'interno, attraverso suono, vibrazione e ascolto.

La vibrazione prodotta durante l'espirazione stimola il sistema nervoso parasimpatico, aiutando a ridurre stress, ansia e rabbia, facilita il ritiro dei sensi (pratyahara), migliora la concentrazione (dharana) e predispone alla meditazione (dhyana).

Questa pratica è accessibile a chiunque e offre un profondo rilassamento, abbassa la pressione sanguigna, promuove l'introspezione e un sonno rigenerante.

PREPARAZIONE

  • Ci mettiamo seduti in una posizione comoda: in Sukhasana o Vajrasana. Serviamoci del supporto di un cuscino o di un mattoncino per tenere le anche sollevate rispetto alle ginocchia. Questo ci aiuterà a tenere la schiena dritta senza sforzare la zona lombare. 
  • Chiudiamo gli occhi ed osserviamo il nostro punto di partenza: portiamo l’attenzione dall’esterno verso l’interno:
  • Muoviamoci liberamente: muoviamo le spalle, le braccia ed oscilliamo spontaneamente, col busto fino a trovare il nostro centro.
  • Facciamo delle circonduzioni con le spalle in un senso e nell’altro, alziamole ed abbassiamole, rilassiamo le braccia e le mani.
  • Rilassiamo il collo. Il mento leggermente abbassato, la nuca allungata.
  • Apriamo e chiudiamo la bocca per rilassare le tensioni accumulate nella mascella.
  • Chiudiamo dolcemente la bocca, le labbra sono morbide e i denti non si toccano, la lingua è staccata dai denti.
  • Le palpebre sono chiuse, lo sguardo è rilassato verso l’interno, lo spazio tra le sopracciglia è disteso. La fronte si apre donando una sensazione di freschezza.
  • Come ci sentiamo in questo momento? Com’è il nostro respiro? È lento, è veloce? È leggero e superficiale, o è pesante e profondo? Dove sentiamo il respiro? nell’addome? Nel petto? Corrisponde al nostro stato d’animo?

TECNICA

  • Portiamo ora le mani davanti al volto.
  • Con le dita chiudiamo delicatamente le palpebre, le orecchie, le narici e la bocca.
    • Gli indici chiudono dolcemente le palpebre;
    • I medi chiudono delicatamente le narici;
    • Anulari e mignoli si appoggiano sopra e sotto le labbra;
    • I pollici chiudono le orecchie. 
  • Inspiriamo profondamente dalle narici
  • Espiriamo lentamente emettendo un suono continuo “mmmm”, simile al ronzio di un’ape, lungo tutta la durata dell’espirazione.
  • Concentriamoci sul suono e sulla vibrazione: possiamo percepirla nella testa, nel cuore o in tutto il corpo.
  • Questo è un ciclo.
  • Ripetiamo per 6- 8 cicli, con calma mantenendo la vibrazione dolce, non forzata, e la mente concentrata sul respiro e sullo stato interiore.
  • Se la mente vaga, riportala dolcemente al suono, alla vibrazione e alla risonanza nel corpo.

❗️È importante non premere troppo forte sulle palpebre e sulla cartilagine delle orecchie durante la pratica. 

INTEGRAZIONE

  • Rilassiamo le braccie e appoggiamo le mani sulle ginocchia.
  • Respiriamo naturalmente, lentamente e profondamente:
    • Notiamo il corpo, la mente e  le sensazioni che emergono.
    • Osserviamo qualsiasi pensiero, intuizione o emozione, senza giudizio.
    • Come ci sentiamo in questo momento? Com’è il nostro respiro? Corrisponde al nostro stato d’animo?
    • Quando ci sentiamo pronti, apriamo lentamente gli occhi.

👉 Ho creato una sequenza di Hatha Yoga dedicata a Svādhyāya che puoi scaricare dal mio profilo Tummee. https://www.tummee.com/yoga-sequence/V0jGF 

La pratica proposta per Svādhyāya , prevede momvimenti 


ATTIVITÀ KRIYART

PRIMA PARTE

Materiale: un foglio bianco, una matita di grafite, un pennarello nero, matite colorate o pennarelli colorati.

UN MOMENTO DI PRESENZA

  • Prendi un foglio bianco e una matita.
  • Chiudi gli occhi e appoggia la punta della matita sul foglio. 
  • Respira

UN INIZIO CONSAPEVOLE

  • Seguendo il ritmo del tuo respiro, traccia un unico segno continuo, senza staccare la matita dal foglio, lasciando che la mano si muova liberamente, senza preoccuparti dell’aspetto del segno che ne risulterà.
  • Quando decidi che il segno sarà finito, fermati, stacca la matita dal foglio ed apri gli occhi.

UN MOMENTO DI OSSERVAZIONE

  • Respira e osserva la linea che hai appena creato.
  • Osservane il movimento, la spontaneità e l’intensità.
  • C’è qualcosa che ti colpisce?
  • Questa linea rappresenta il tuo stato d’animo?
  • Ti rappresenta in qualche modo in questo momento della tua vita?
  • Non c'é né giusto né sbagliato

UN MOMENTO D'AZIONE

  • Riempi gli spazi creati dall’incrociarsi della linea con i colori che desideri.
  • Non devi  riempire per forza tutti gli spazi. Lasciati andare. Usa i colori che vuoi. 
  • Tenta di stare negli spazi, ma se ne esci, non fa niente.
  • Chiudi nuovamente gli occhi e disegna un’altra linea continua.
  • Sovrapponila al lavoro che hai eseguito senza esitazione.
  • Alla fine del tuo gesto, apri gli occhi ed osserva cos’è cambiato.
  • Con un pennarello nero ripercorri le linee che hai tracciato tentando di sovrapporle il più fedelmente possibile.
  • Ora arrotonda tutti gli angoli formati dall’incrociarsi delle linee nere.
  • Quando hai finito, fermati.
  • Chiudi gli occhi, respira e riaprili.
  • Se ti va, decora gli spazi che hai già colorato.

UN MOMENTO DI CONSAPEVOLEZZA

  • Osserva il tuo lavoro in modo distaccato e, per quanto possibile, senza giudizio.
  • Soffermati sul movimento delle linee. Sul loro infittirsi o diradarsi.

Cosa noti? 

C’è differenza tra il prima e il dopo?

Intervenendo sulle linee, hai cambiato qualcosa? 

Hai notato il dialogo tra il prima e il dopo?

Hai notato come integrando due segni diversi, hai creato un insieme armonioso?

  • Le tue linee sono diverse, ma ora formano un tutt’uno: sono complementari.
  • Ora, senza giudizio, osserva il tuo punto di partenza e il tuo percorso in ogni linea, angolo, spigolo, arrotondamento e sfumatura di colore.